18. Direzione San Diego L.A. you got my heart in your pocket #Day18

Eh sì. Non ve l’avevo detto ma, ieri, nella pausa tra il brunch e lo Skyspace, ho prenotato l’hotel e il posto in corriera per San Diego. San Diego, una città che non mi è mai piaciuta. Forse perché l’ho sempre vista di sfuggita. Non lo so. Ma quest’anno sentivo il bisogno di “viverla” per cui…eccomi qui!

  • Buongiorno mondo! Per la prima volta in 18 giorni che sono qui, c’è qualcuno che aspetta l’autobus alla mia fermata! Una specie di Nikolai diciamo, ma Nikolai era più bello. Ovvio. [Chi è Nikolai forse un giorno ve lo racconterò. Forse… ]
  • Dovevo prendere il treno Surfline, altro che questo Greyhound di merda. Già dai bagni della stazione dovevo immaginarmi che non sarebbe stato chissà cosa. Cose da mangiare sparse ovunque, gente che sputava sui lavandini e gente che faceva i gargarismi. Salgo e…sembrava una corriera dei tempi della guerra. Tutti i sedili di pelle consumata e strappata. Uno schifo assurdo e un freddo maledetto. Saranno stati zero gradi. Ero ibernata. Sti americani e la loro aria condizionata di merda.
  • Anche qui le strade sono piene di gente accampata. Ma possibile che ci siano tutti sti barboni in California?
  • In confronto agli orari degli autobus di San Diego, quelli di Trenitalia, e addirittura quelli del treno Schio-Vicenza, mi sembrano fantastici. Parliamone. E’ Lunedì. Un Lunedì di festa per gli americani. Gli orari degli autobus appesi fuori dicono “durante i giorni di festa, gli orari dell’autobus rispecchiano quelli del sabato e della domenica”. Ok. Ci sta. Peccato che quelli del sabato siano ogni 40 minuti e quelli della domenica ogni 70. E secondo voi, quale orario rispettava oggi l’autobus? Quelli della Domenica, ovviamente. Per non parlare del fatto che l’ultimo autobus è alle 5 del pomeriggio. C’mon! Come si fa a mettere l’ultimo autobus così presto? In una località turistica, n un giorno di festa e, d’estate per di più? #nowords Ma siccome io sono una boss, ho deciso, giustamente, di fregarmene dell’orario dei bus. Ho pensato “ci sarà di sicuro un modo per tornare in Hotel”. Certo. Basta crederci.
  • Prima tappa: Old Town San Diego. Mi ispirava un sacco dalle foto che avevo visto sul web. E mi chiedevo perché non c’ero mai stata fino ad allora. E…beh, ora lo so. E’ un posto prettamente turistico. Super artificiale. Sembra di essere in un parco divertimenti. Carino ma…per me è no.

    Old Town San Diego
    Old Town San Diego
  • E dopo esser passata per “Little Italy” (italiani ovunque…aiuto!), eccola li. Davanti a me. Enorme più che mai. La “Unconditional Surrender Statue”. La statua del bacio tra l’infermiera e il marinaio. La statua che desideravo vedere ancora l’anno scorso ma che poi non ho visto perché me ne sono completamente scordata. Scordata della sua esistenza. Si. Non so come sia stato possibile. Ancora non me ne capacito. Ma eccomi qui ora. Ed è tutto quello che desidero in questo momento.

    Inconditional Sourrender Statue
    Unconditional Surrender Statue
  • Boss si, ma un po’ di preoccupazione su come tornare in Hotel, c’era. Per cui sono andata all’info point turistico del Seaport Village, sperando che qualcuno mi aiutasse. Certo. L’incompetenza regna sovrana. E’ stato come se non ci fossi andata. La ragazza, invece di aiutarmi, mi fa: ” se vuoi, puoi cenare gratis al nostro hotel. Alle 8. Ti facciamo venire a prendere. Devi solo ascoltare la riunione e ti danno anche un regalo”. Cena gratis e regalo. Dove sta l’inganno? #nograzie
  • Dovreste vedere la faccia della gente ogni qualvolta scopre quanti anni ho. Potrei scrivere un libro.
  • E insomma…alla fine, volete sapere come sono tornata in hotel? Anche io vorrei saperlo. L’unica soluzione era quella di chiamare Lyft o Uber. Ma Lyft nel mio Windows phone non funziona e per Uber…avevo bisogno di una connessione Wifii, che ovviamente quando ti serve non c’è mai. Ho girato tutta Gaslamp alla ricerca di uno Starbucks che non riuscivo a trovare. E trovatolo, non riuscivo a far funzionare la app di Uber. Ero nel panico più totale. Mi vedevo già a dormire per strada con qualche barbone che gentilmente avrebbe sherato (forse) con me il suo sacco a pelo. E poi non so sotto che illuminazione divina, sono andata dalla ragazza che lavorava nel locale di fianco che è riuscita a far funzionare la mia app e gentilmente mi ha chiamato l’Uber dal mio cellulare. Un miracolo. Ed è stato pure gratis.

 

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